«Over a seventy-year period, Germany and France had fought three wars. Today war between Germany and France is unthinkable» ((The Nobel Peace Prize 2012 – Press Release. http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/peace/laureates/2012/press.html)).

Sembra questo il nocciolo “mediatico” delle motivazioni in forza delle quali l’Unione Europea è stata insignita del prestigioso premio Nobel per la Pace 2012. Ovviamente il rispettabilissimo Norwegian Nobel Committee adduce anche altri meriti, in particolare il successo della battaglia per la pace, la riconciliazione, la democrazia e il rispetto di non meglio precisati diritti umani. Ma questa è un’altra storia, sebbene le ragioni appaiono generiche e collaterali alla tesi iniziale.

Resta la sensazione che siffatta concezione della pace come assenza di conflitto tra due o più nazioni sia riduttiva e addirittura meschina. Anche nella scuola elementare del più inflessibile politically correct si insegna che la pace non si limita al non litigare. Se poi ci riferiamo alla parte finale del comunicato, per cui «il ruolo stabilizzatore giocato dall’Unione europea ha contribuito a trasformare l’Europa da continente di guerra a continente di pace» ((Ibid.)), non bisognerebbe ignorare in modo ipocrita i comportamenti (discordi) dei suoi Stati membri anche solo nei conflitti degli ultimi anni in Medio Oriente e in Africa del Nord, con gli interessi economici annessi.

Tuttavia ci sottraiamo in questa sede alle facili ironie e dietrologie. Per questo ci sono i giornali di opinione e di geo-politica.

Coincidenze

europa1«L’Europa, progetto politico, è stata la risposta alla guerra, all’orrore. L’Europa si è costruita attraverso la memoria delle tombe di milioni di innocenti. L’Europa è fondata su questo rifiuto e su questa scelta, per l’uomo, contro la barbarie e il totalitarismo. Sappiamo ciò che non vogliamo. In nome di certi valori» ((Herman Achille Van Rompuy , “ ‘Solitario – Solidario’ ovvero l’essenza di un vivere insieme europeo”, discorso tenuto alla Pontificia Università Gregoriana in occasione del Convegno “Vivere insieme” nell’Europa di oggi, 12/11/2011.)).

Sono belle parole, e non dell’ultimo arrivato: le ha pronunciate mister €, l’On. Herman Achille Van Rompuy, Presidente del Consiglio Europeo e del vertice Euro. Non avrà immaginato che poco più di un anno dopo sarebbe stato uno dei tre rappresentanti dell’Europa a ricevere il prestigioso riconoscimento in terra scandinava.

Una coincidenza che ci conduce a ravvisare un’affinità con il comunicato della commissione Nobel: infatti l’insistenza sul rifiuto di quanto non vogliamo (la guerra), cosa in sé meritevole, risulta fondativa di un’identità. Se questo meccanismo può rivelarsi funzionale a livello pratico, non può dire più di tanto su chi siamo, non solo come europei, ma anche come esseri umani.

La verità sull’uomo

Pope Celebrates Solemnity Of The Epiphany«La vita in pienezza è il vertice della pace» ((S.S. Benedetto XVI, Messaggio per la celebrazione della XLVI Giornata Mondiale della Pace, 1/1/2013. )), ha scritto Benedetto XVI nel suo messaggio per la 46° Giornata della Pace. Conseguenza di ciò è che per vivere la pace dovremo intenderci su cos’è la vita, e su cosa ne costituisca la pienezza. Ecco che la categoria su cui fondiamo il nostro futuro di bene non è il mero rifiuto (finanche benintenzionato) del male, ma un’esigenza reale di verità. Per questo, scrive il Papa, «senza la verità sull’uomo, iscritta dal Creatore nel suo cuore, la libertà e l’amore sviliscono, la giustizia perde il fondamento del suo esercizio» ((Ibid.)).

Dei ricchi e numerosi risvolti di questa affermazione, ne menzioniamo tre molto concreti e attuali, presenti in modo esplicito nel messaggio.

a. Il diritto alla vita

«Come si può, infatti, pensare di realizzare la pace, lo sviluppo integrale dei popoli o la stessa salvaguardia dell’ambiente, senza che sia tutelato il diritto alla vita dei più deboli, a cominciare dai nascituri? Ogni lesione alla vita, specie nella sua origine, provoca inevitabilmente danni irreparabili allo sviluppo, alla pace, all’ambiente. Nemmeno è giusto codificare in maniera subdola falsi diritti o arbitrii, che, basati su una visione riduttiva e relativistica dell’essere umano e sull’abile utilizzo di espressioni ambigue, volte a favorire un preteso diritto all’aborto e all’eutanasia, minacciano il diritto fondamentale alla vita.

b. Famiglia naturale fondata sul matrimonio

Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale.

c. Libertà religiosa e laicità positiva

Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. […] In questo momento storico, diventa sempre più importante che tale diritto sia promosso non solo dal punto di vista negativo, come libertà ‘da’ – ad esempio, da obblighi e costrizioni circa la libertà di scegliere la propria religione –, ma anche dal punto di vista positivo, nelle sue varie articolazioni, come libertà ‘di’: ad esempio, di testimoniare la propria religione, di annunciare e comunicare il suo insegnamento; di compiere attività educative, di beneficenza e di assistenza che permettono di applicare i precetti religiosi; di esistere e agire come organismi sociali, strutturati secondo i principi dottrinali e i fini istituzionali che sono loro propri. Purtroppo, anche in Paesi di antica tradizione cristiana si stanno moltiplicando gli episodi di intolleranza religiosa, specie nei confronti del cristianesimo e di coloro che semplicemente indossano i segni identitari della propria religione» ((Ibid.)).

È evidente come un misconoscimento dell’identità della persona umana racchiuda in sè l’impossibilità di valorizzare questi e altri principi fondanti di quella dignità dell’uomo che è l’essenza stessa della vera pace.

Contraddizioni

europa3Su queste e altre scottanti questioni molte autorità europee fresche di Nobel avrebbero molto da riflettere. Ma non è questo articolo il luogo adatto per un esame di coscienza per l’Europa; tantomeno chi scrive è il suo padre spirituale cui spetti darle consiglio o assolverla. Di certo non gli interessa sgridarla con rancore: ne è partecipe infatti nel bene e nel male.

È vero che la ricerca di un’Europa unita è stata motivata dal rifiuto della barbarie emblematizzata dalla Seconda Guerra Mondiale. Ma la condivisione di un rifiuto è un’inestimabile ricchezza in quanto fondata su una comunanza di vita e di destino, di storia e di speranza; solo da un’identità condivisa, di uomini legati da un’eredità spirituale viva, può nascere la volontà di camminare insieme. Era questo il sentire degli europei che il 25 marzo 1957 sottoscrissero il Trattato di Roma. Buona parte del premio Nobel per la Pace, probabilmente, spetta a loro. All’Europa di oggi, è tutto da vedere.

Un’ultima coincidenza

La notizia dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace è avvenuta a Oslo il 12 ottobre 2012.

Data molto significativa. Esattamente cinquecentoventi anni prima tre caravelle giungevano sulle coste di un Nuovo Mondo. Ne era ammiraglio un intrepido genovese che pensava di avere scoperto una via per le Indie. Non penso che costui sarebbe oggi accettato come ministro della cara vecchia Europa, ammalata di laicismo… dovrebbe come minimo adottare uno pseudonimo: al suo nome di battesimo infatti teneva molto, perché racchiudeva il senso spirituale di quella che riteneva la sua missione provvidenziale, di cui era totalmente compenetrato. Si chiamava Cristoforo, portatore di Cristo.

© 2013 – Giovanni Intino para el Centro de Estudios Católicos – CEC
 
 

Giovanni Intino

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